La chimica ha rivoluzionato il modo di produrre, trasformare e conservare gli alimenti e ambiente, introducendo prodotti nuovi e metodi nuovi, in poco tempo e senza informare i consumatori. L’aspetto esteriore dei prodotti dell’agricoltura chimica è identico a quello dei prodotti dell’agricoltura biologica, perciò i consumatori non sono in grado di distinguerli. Ma soprattutto esiste un’ideologia dominata dal principio che il terreno agrario sia una macchina inerte per produrre quanto più è possibile. L’agricoltura chimica, insomma, ha dimenticato che il terreno è vivente e che deve produrre alimenti di qualità per gli esseri viventi. Cosa, invece, che faceva mio nonno e cosa che cerco di fare anch’io.
Quindi, non so spiegare cosa sia il “biologico” e questa parola per me non significa nulla se non in riferimento al significato stesso e arcaico della parola ( bio = vita, logos = parola, linguaggio) ma so cosa è la chimica, sperimentata e utilizzata sia da me che dai miei familiari. La mia scelta è stata quella di non utilizzare pesticidi e veleni per preservare chi lavora la terra e chi consuma le verdure prodotte dall’azienda, per tenere conto del terreno e per valorizzarlo. E scopro con sorpresa che la terra stessa crea nutrimento, che non c’è bisogno di molto per produrre verdura di qualità.
Mio nonno produceva ortaggi biologici e non lo sapeva, non era una scelta etica ma sapeva fare quello che da sempre si era fatto con la terra, parlava il linguaggio della vita (bio-logico). Io ho scelto ma per mantenere viva un’esperienza, perché mi va di fare qualcosa che non distrugge ma che dà vita. In fin dei conti anch’io non ho scelto nulla perché di scelta non si tratta, si tratta ben si di necessità. E mi piacerebbe che un po’ tutti avessimo la stessa necessità: preservare noi stessi, l’ambiente, la cultura.
Alessandro C.